La più antica gelateria di Palermo

Si stava per ore seduti in una gelateria, sugli ampi marciapiedi del Foro Italico a godersi le sfilate delle carrozze e la passeggiata delle dame elegantissime ed incappellate, era la “belle èpoque.

Dal 1860

A pigghiata du’ gelatu” rappresentava un’occasione per sfoggiare gli abiti “della domenica”, seduti ai tavolini a guardare “u’ passìu”, si attendeva il cameriere per l’ordinazione, allietati dal suono di un’orchestrina femminile. Le specialità allora di moda (e che tuttora è possibile gustare) erano la cassata siciliana, gelato di anguria, riso di chantilly, gli schiumoni di panna e cioccolato, gli spongati di fragola e limone, il delicato gelato gelsomino, di scorsonera e cannella, il tutto servito in coppe e piattini, con cucchiaini scintillanti. Un vero e proprio spettacolo per gli occhi e per il palato.

Ilardo e l'Italia unita

Un locale la cui storia si intreccia addirittura a quella dell'Italia unita. Il suo primo titolare, Giovanni, la rilevò infatti da Giuseppe Cacciatore, di cui era uno dei dodici commessi, nel 1860, e la sua prima innovazione consistette nel coniare, per festeggiare l'entrata di Garibaldi in città, il gelato "giardinetto": un "pezzo duro" che, con i suoi tre strati di fragola, cedro (ora limone) e pistacchio, arricchiti di canditi, intendeva evocare il Tricolore.

È una vera istituzione nel capoluogo siculo, Ilardo. E questo sin da quando le dame e i gentiluomini della Belle Époque, in grande spolvero, vi si recavano con i landò, per assaggiare le delizie della Casa comodamente seduti ai tavolini prospicienti lo stupendo lungomare palermitano. Qui, tra un gelato al gusto "scursunera", profumato di gelsomino e cannella, e uno al "setteveli", ispirato all'omonima torta - e dunque a base di cioccolato e pan di Spagna, croccante all'interno e ricoperto da nocciole, ma anche nella variante al pistacchio, sempre rigorosamente di Bronte -, una cassata alla ricotta e una granita ai gelsi, è possibile assaggiare il gusto autentico della terra di Procopio. Morbida come la neve che incontra lo zucchero, ruvida come il ghiaccio che scricchiola sotto i denti, dolce come una mora maturata lenta, al sole generoso della Sicilia. Che scioglie i nevai, ma non i gelati.


Giusi Parisi